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ETF a leva tra rischi e opportunità

ETF rischi opportunita

Con gli ETF a leva i rendimenti sono superiori rispetto agli ETF normali ma attenzione ai rischi.

Gli ETF a leva (in inglese Leverage ETF) stanno ottenendo un elevato gradimento sul mercato tra chi vuole investire in ETF. Grazie alla leva, questi ETF hanno la peculiarità di poter raddoppiare o triplicare la performance del loro indice di riferimento.
Per leva finanziaria si intende una strategia operativa che consente l’ acquisto di titoli per un importo maggiore del capitale di cui effettivamente si dispone (oppure che permette di posizionarsi impegnando soltanto una quota del proprio capitale).

Quindi, una leva al 100% vuol dire che, a fronte del valore, ad esempio, di 1000 euro, sarà possibile acquistare o posizionarsi per un importo di 2000 euro, con una maggiorazione o riduzione proporzionale rispetto a eventuali utili o perdite, e a un costo di finanziamento contenuto.
Il fattore di leva negli ETF permette di amplificare, secondo un certo moltiplicatore, l’andamento dell’indice sottostante. Tale moltiplicatore è differente per ciascun ETF, i più diffusi sono 2- 3-5. Avremo quindi ETF a leva 2, a leva 3 e a leva 5. La misura dell’effetto del meccanismo è data da una semplice moltiplicazione. Pertanto, in un ETF a leva con moltiplicatore 5 se l’indice sottostante varia in un giorno del + 5%, il prezzo del relativo ETF aumenta del 25%.
Tuttavia la variazione agisce sia in positivo che in negativo. Quindi, se invece di un apprezzamento si verifica una flessione dell’indice sottostante, si amplifica la perdita di valore nella misura del moltiplicatore. Questa caratteristica rende gli ETF appetibili non soltanto per chi vuole seguire l’andamento di un indice a costi molto inferiori rispetto al costo di acquisizione di tutte le azioni che entrano nel paniere, ma anche per chi approfitta delle variazioni su uno specifico settore o indice in una prospettiva speculativa.

Rischi nell’uso degli ETF a leva.

Gli ETF a leva richiedono, per essere sfruttati senza incorrere in spiacevoli sorprese senza neanche rendersene conto, adeguate conoscenze dei meccanismi finanziari. Pertanto è preferibile, per chi vuole investire in ETF di questo tipo, di rivolgersi a professionisti ed esperti a cui chiedere consiglio.
Va notato inoltre che gli ETF a leva vengono ribilanciati o sottoposti a “reset” ogni giorno, fatto che modifica la replica del sottostante, rendendo questa categoria di ETF meno affidabili degli ETF classici.
In sostanza, la leva funziona soltanto nei movimenti giornalieri e non su intervalli di tempo discrezionali. Di conseguenza, se l’indice sottostante si apprezza del 10% complessivo in un anno, ciò non implica che un ETF a leva 3 si apprezzi del 30%. Il ribilanciamento periodico del fattore di leva viene reso pubblico mediante pubblicazione. In tal modo gli investitori sanno che, per quel giorno, il fattore di leva è quello indicato sul giornale e rimane costante.
Un altro elemento che rende variabili i rendimenti è il cosiddetto effetto compounding, secondo il quale i guadagni o le perdite conseguiti in un determinato periodo vanno sommati al valore base su cui vengono conteggiati i rendimenti del periodo a venire, in maniera analoga agli interessi composti corrisposti dalle banche sui conti correnti. L’effetto compounding entra in ballo per coloro che posseggono gli ETF con leva per periodi che vanno oltre quello di ribilanciamento (cioè un giorno) e può avere valore sia positivo che negativo in funzione del trend manifestato dall’indice benchmark. Poiché il mercato può subire un rialzo o un calo l’effetto compounding complessivo dipende dal trend che assume l’indice di riferimento tra i vari ribilanciamenti.
Peraltro, vi possono essere anomalie di rendimento che si manifestano specialmente nelle fasi cosiddette di mercato laterale. Quindi talvolta accade anche che, malgrado l’indice si stia apprezzando, l’ETF a leva mostri rendimenti negativi.
Gli ETF a leva, poiché si servono di strategie d’investimento a rischio più alto, appaiono caratterizzati, rispetto agli ETF tradizionali, da una maggiore alea, da minori garanzie di tutela del capitale e maggiori costi di gestione.
In ragione di ciò, quando si intende investire in ETF a leva è importante leggere con attenzione i fogli di dettaglio di un ETF, osservando in particolare la presenza di clausole specifiche, ad esempio quelle in cui appare l’avverbio “daily”, che può annullare gli effetto a lungo termine della profittabilità.

Come utilizzare al meglio le strategie a leva.

Anche se gli ETF a leva danno maggiori possibilità di conseguire rendimenti elevati, è fondamentale comprendere, per coloro che pensano di investire in ETF di questo tipo, che si tratta di un tipo di investimento rischioso, che non soltanto non garantisce il ritorno del capitale investito ma si connota per la forte vocazione speculativa.
Difatti, nella gestione degli ETF a leva intervengono un insieme di strumenti derivati, che devono essere coordinati tra loro e seguiti con attenzione. Tra questi, i future che rappresentano la tipologia più utilizzata nelle strategie a leva, gli swap e le opzioni. Chi vuole investire in ETF a leva deve sapere che si tratta di strumenti con una certa rischiosità.

Alcuni strumenti derivati utilizzati dagli ETF a leva.

Tra i future ci sono le vendite allo scoperto. Per vendita allo scoperto si intende la vendita di titoli che non si detengono effettivamente. In sostanza, si prendono in prestito dei titoli e si vendono sul mercato, con l’aspettativa di una flessione della relativa quotazione.
Una flessione della quotazione permette a chi hai titoli in prestito il riacquisto a un prezzo più basso del prezzo iniziale di vendita. L’investitore rende quindi i titoli al proprietario pagando a quest’ultimo eventuali dividendi e trattenendo per sé i proventi derivati dalla vendita allo scoperto.
In genere la vendita allo scoperto richiede che si apra un conto presso un broker e dei costi per l’ottenimento di titoli in prestito. Si noti che riacquistare i titoli può implicare un aumento significativo dei costi, con potenziali perdite per l’investitore.
Tra le opzioni, invece, vi sono le opzioni put e le opzioni call.

Nelle opzioni put chi investe paga un premio per il diritto, ma non l’obbligo, di vendere un asset a un determinato prezzo, in una certa data o entro un determinato termine. Se al termine del periodo il prezzo di mercato dell’asset sottostante è sceso, chi ha investito sull’opzione ottiene un profitto ma se, al contrario, il prezzo dell’asset sottostante è aumentato, l’opzione perde il suo valore, tuttavia la perdita dell’opzione si limita a quanto pagato di premio. Attraverso l’acquisto di un’opzione put si conseguono esposizioni di tipo “ short” con obiettivi speculativi o finalizzati a copertura.
Nelle opzioni call invece l’acquirente paga un premio per il diritto, ma non obbligo, di poter acquistare un asset a un determinato prezzo, in una certa data o termine.
Se il prezzo di mercato risulta aumentato al termine del periodo pattuito, l’acquirente può ottenere un profitto. Ma se, al contrario, il valore dell’asset risulta diminuito, l’opzione perde il suo valore, ma l’acquirente perde soltanto l’importo che ha pagato per il premio.
Gli ETF a leva consentono di ottenere rendimenti anche in periodi di mercato caratterizzati da tendenze ribassiste, grazie a strategie di posizionamento opposte in grado di trasformare le perdite in utili attraverso rischiosi short. Gli ETF a leva non rappresentano un paniere fisico con azioni/obbligazioni sottostanti. Difatti l’effetto leva si deve, come abbiamo visto, al ricorso a strumenti finanziari derivati. Questo ha una valenza giornaliera, quindi il rendimento (o la perdita) sono legati all’apprezzamento o alla perdita della giornata, ma per periodi più lunghi il rendimento complessivo è dato dalla somma algebrica dei singoli rendimenti giornalieri.
Di conseguenza, per ottenere dei rendimenti chi vuole investire in ETF a leva deve utilizzarli soltanto per brevi periodi, in presenza di un trend definito. In tali condizioni questo tipo di ETF dà il meglio di sé. In sintesi, gli ETF si devono prendere in considerazione soltanto in una prospettiva speculativa.

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