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Tassazione ETF: quale aliquota?

Tassazione ETF

La tassazione è un aspetto fondamentale che non può essere trascurato.

La plusvalenza accumulata grazie a un’investimento dall’esito positivo viene tassata generando così un decurtamento del guadagno ottenuto. I più esperti e pratici di strumenti finanziari chiaramente hanno sempre presente il fatto che il loro guadagno al netto sarà il risultato della differenza tra il margine ottenuto tra prezzo di acquisto e vendita a cui viene sottratto l’imponibile fiscale. I meno attenti potrebbero invece andare incontro ad amare sorprese, per quanto la tassazione non andrà mai ad annullare un eventuale guadagno. Per quel che riguarda il mercato degli ETF anche in questo caso le eventuali plusvalenze vengono tassate ed è pertanto importante conoscere quali regole sottendono alla fiscalità degli Exchange Traded Fund al fine di non deludere le proprie aspettative in termini di guadagno. È necessario comunque ribadire come investire in ETF rimanga un’ottima opportunità per far fruttare i propri risparmi od ottenere una rendita extra e comprendendo non solo il loro funzionamento, ma anche il loro aspetto fiscale l’investitore può raggiungere i propri obiettivi in modo più sereno e concreto.

Il nuovo regime fiscale degli ETF.

La fiscalità relativa agli ETF ha subito una radicale modifica in tempi recenti attraverso un decreto legislativo del marzo 2014 che ha deliberato un nuovo regime fiscale per questi strumenti finanziari. In particolare tale decreto stabilisce che le plusvalenze generate dalla compravendita di Exchange Traded Fund debbano essere interpretate come reddito da capitale, mentre le minusvalenze vengono trattate come reddito diverso. La differenza è sostanziale soprattutto al fine della compensazione di guadagni e perdite. In particolare, specificando brevemente per i meno esperti, si parla di plusvalenza quando il differenziale di prezzo tra acquisto e vendita genera un guadagno e di minusvalenza nel caso opposto.

Tornando alla fiscalità degli ETF ciò significa che nel caso in cui si sia ottenuto un guadagno quest’ultimo in quanto reddito da capitale verrà tassato con un’aliquota del 26%, quindi su 100 euro guadagnati 26 euro verranno versati al fisco.

Per ciò che riguarda invece le minusvalenze essendo equiparate ad un reddito diverso ciò comporta che non possano essere portate in compensazione con altri guadagni generati da investimenti finanziari. Ovvero nel caso della compravendita di azioni pure al termine dell’anno borsistico i guadagni vengono compensati dalle perdite e il regime fiscale del 26% viene applicato alla differenza tra guadagni e perdite. Non bisogna dimenticarsi di questo aspetto per non tradire le proprie aspettative di take profit.

Esistono però delle eccezioni a questo tipo di fiscalità per gli ETF e ciò è dovuto alla molteplice natura di questi strumenti finanziari che all’interno della loro categoria comprendono tanto fondi di investimento puramente azionari quanto ETF obbligazionari o specializzati in titoli di stato. Nel caso di questi ultimi la tassazione è uguale a quella a cui obbligazioni e titoli di stato sono sottoposti godendo quindi di un’aliquota ridotta del 12,5%. Di conseguenza nel caso in cui nel portafoglio di un investitore sia presente un ETF il cui patrimonio è costituito esclusivamente da titoli di stato gli eventuali guadagni generati dalla sua compravendita verranno tassati con un regime del 12,5%.
Cosa accade invece nel caso in cui un ETF che si è acquistato sia costituito in parte da titoli di stato ed in parte da azioni? In questo caso verrà applicata un’aliquota al 12,5% per quanto riguarda la componente obbligazionaria, mentre il regime sarà del 26% per la sua componente azionaria. Portando un esempio chiarificatore se l’ETF in questione è composto al 30% da titoli azionari e al 70% da obbligazioni la sua eventuale plusvalenza verrà tassata al 26% per il suo 30% e al 12,5% per il suo 70%.

È importantissimo assimilare questi concetti relativi alla fiscalità prima di investire in ETF proprio non rimanere disillusi da mancati guadagni o dalla impossibilità di compensazione delle plusvalenze. In altri casi un risparmiatore potrebbe acquistare pacchetti di azioni di un ETF in più momenti, sia come strategia di investimento sia per sfruttare ad esempio eventuali ribassi del mercato: in queste situazioni il calcolo della plusvalenza su cui viene applicato il relativo regime fiscale viene determinato dalla differenza tra il prezzo medio di acquisto dei diversi lotti e il prezzo finale di vendita dell’intero pacchetto.
Un altro momento in cui entra in gioco il discorso relativo al reddito da capitale ed il suo regime fiscale è quello della distribuzione dei dividendi. Chi ha nel suo portafoglio ETF il cui patrimonio è costituito da aziende che versano dividendi ai propri azionisti potrà benificiare della distribuzione di tali dividendi. In generale, sia che si parli di Exchange Traded Fund sia di semplici azioni, i dividendi vengono considerati come reddito da capitale e come tali tassati. Per cui il risparmiatore al momento della loro distribuzione percepirà una somma generata dalla tassazione del dividendo al 26%. È bene sottolineare come in questo caso il prelievo fiscale viene effettuato al momento stesso del versamento degli importi dovuti.

Come versare le tasse sulle plusvalenze.

In ultimo in riferimento agli investimenti in ETF e richiamando ciò a cui si è accennato alla fine del paragrafo precedente vi sono due possibilità per versare le tasse sulle ipotetiche plusvalenze che si sono ottenute:

  • nel primo caso l’investitore può scegliere di dichiarare il suo eventuale guadagno come reddito da capitale in sede di dichiarazione dei redditi dove verrà infine applicata l’aliquota del 26%
  • nel secondo caso può invece scegliere che il versamento della tassa dovuta sulle eventuali plusvalenze venga pagato direttamente all’atto della vendita dall’operatore finanziario che si è occupato della transazione.

In sintesi è possibile affermare che la tassazione degli ETF è particolarmente semplice proprio per permettere anche ai piccoli risparmiatori di investire in strumenti finanziari dinamici, moderni e soprattutto dal rischio contenuto. Conoscendo inoltre quale regime fiscale potrebbe essere applicato sui guadagni il risparmiatore è in grado di effettuare delle scelte ponderate e di aver chiaro fin da subito quello che potrebbe essere il suo guadagno al termine dell’investimento.

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