Condividi, , Google Plus, Pinterest,

Print

Posted in:

ETF, quanto si guadagna?

Etf rendimenti

Gli ETF sono strumenti finanziari dalla gestione passiva che replicano, quanto a composizione e peso, degli specifici indici di riferimento, che fanno da benchmark. Tali indici sono panieri di titoli accomunati dall’appartenenza al medesimo settore industriale (ad esempio elettronica o automotive, ecc.) oppure geografico (ad esempio titoli della borsa brasiliana, di quella australiana, ecc.).
La semplice replica fa in modo che il rendimento sia molto simile a quello degli indici di riferimento, a meno di uno scarto che di norma è poco consistente (il cd. tracking error).
Gli ETF tuttavia, per le caratteristiche intrinseche, sono strumenti che si adattano a differenti modalità di impiego, come l’investimento a medio e lungo termine, il trading, la copertura ecc. Grazie alle loro qualità di liquidità e alta negoziabilità gli ETF si prestano anche a fare da supporto agli strumenti d’investimento tradizionali (azioni, obbligazioni, fondi comuni, ecc.) o a sostituire questi ultimi parzialmente o totalmente. Si possono impiegare in ETF i liquidi resisi disponibili a seguito di disinvestimenti, in attesa di futuri investimenti o utilizzi. Gli utilizzi indicati possono fruttare rendimenti ben superiori alla replica del benchmark.

ETF a leva per moltiplicare i rendimenti.

Oltre agli ETF che replicano gli indici sottostanti, esistono quelli che possono dare agli investitori rendimenti maggiori: i cosiddetti EFT a leva. Attraverso il fattore di leva si riesce ad amplificare l’andamento dell’indice replicato, secondo un determinato moltiplicatore, che può essere di 2, 3 o 5 volte l’indice (i relativi ETF si definiscono ETF a leva 2, 3 e 5). Ad esempio, con l’effetto del moltiplicatore in un ETF avente leva 2, se l’indice replicato varia del + 4%, il prezzo dell’ETF aumenta dell’8%.
In questo modo chi vuole investire in ETF può guadagnare un certo numero di volte in più rispetto all’asset (o indice) sottostante.
Tuttavia, è possibile guadagnare attraverso investimenti in una pluralità di ETF, tenendo presente che, come per altri strumenti finanziari, vi sono sia vantaggi che svantaggi.
Se si investe in più ETF si può trarre beneficio da una pluralità di diversi portafogli di titoli e, di conseguenza, anche con un capitale limitato si riesce a diversificare l’investimento. All’aumento degli ETF però aumentano anche i rischi, anche se con la diversificazione in maniera geografica e settoriale detti rischi vengono distribuiti ancora di più di quanto si farebbe all’interno di un solo ETF. La diversificazione risponde alla comune logica di buon senso di non porre tutte le uova nello stesso paniere.

ETF: due tipologie di rendimento a confronto.

Investire in ETF consente di trarre vantaggio da due distinte tipologie di rendimento.

La prima tipologia è rappresentata dagli eventuali dividendi degli asset presenti in portafoglio mentre la seconda è data dal possibile rialzo dell’indice sottostante.

Identificare gli indici (e i relativi ETF) dai rendimenti più interessanti presenti sul mercato, dal trend positivo e dalla composizione con un buon realizzo di dividendi, in modo da trarre dai propri ETF i benefici maggiori, richiede una notevole dose di impegno da parte degli investitori.
Nel caso in cui, invece, l’investitore voglia prendere posizione su un mercato azionario estero, attendendosi che lo stesso si possa apprezzare nel breve periodo ma non sapendo in quale momento investire direttamente sui settori ritenuti tendenzialmente in rialzo, può investire temporaneamente la liquidità sull’indice scelto, acquistando degli ETF in modo da avere un’esposizione su tale mercato.

Quando, successivamente, l’investitore dovesse decidere su quali titoli o settori investire, secondo le effettive disponibilità finanziarie, avrà due possibili opzioni: vendere le quote dell’ETF investendo sui singoli settori ma senza alterare la percentuale investita o, alternativamente, mantenere ancora l’esposizione su tale mercato, senza vendere l’ETF, ma investendo negli specifici settori inclusi nell’indice stesso.

La vendita alla scoperto degli ETF.

Si può, ancora investire in ETF con profitto per realizzare strategie di copertura aventi l’obiettivo di proteggere, a un tempo determinato, il guadagno conseguito da uno specifico portafoglio da possibili ribassi del mercato. In tal modo si intendono congelare i guadagni già realizzati, attraverso la vendita allo scoperto di un quantitativo di titoli uguale al valore degli asset a lungo termine detenuti in portafoglio. Quindi i proventi realizzati con la vendita allo scoperto sugli ETF (la cd. posizione short) vanno a compensare le perdite provenienti dai titoli a lungo termine presenti in portafoglio, lasciando però inalterato il rendimento.

Le strategie di copertura si rivelano molto valide in casi come un portafoglio di titoli replicanti l’andamento di uno specifico indice di benchmark prossimo a un’area di resistenza dopo un lungo rialzo, quando si teme si realizzino delle prese di profitto. In tal caso l’investitore può mettere in atto 3 diverse opzioni strategiche, ovvero:
1. mantenere in portafoglio i titoli senza effettuare strategie di copertura, con il rischio del deprezzamento dei titoli a seguito di un possibile ribasso del mercato;
2. vendere tutte le azioni in portafoglio, che si rivela però un’operazione dispendiosa a causa delle commissioni di vendita, nonché per la tassazione in capo ai guadagni conseguiti da tale vendita;
3. implementare una strategia di copertura, con l’obiettivo di non alterare il rendimento del portafoglio. Difatti si mantengono i medesimi titoli in portafoglio, ma si aprono, al tempo stesso, delle posizioni di “vendita allo scoperto” sull’indice benchmark vendendo gli ETF corrispondenti per un importo uguale al valore del portafoglio.

La soglia di Stop Loss.

Quando si implementano delle strategie di copertura appare particolarmente importante gestire le posizioni stabilendo una soglia di “stop loss per proteggersi da un andamento diverso da quello atteso.
Se la previsione sarà stata confermata e si verificherà il ribasso previsto, l’ ETF avrà valori sempre più bassi e con la continua correzione il portafoglio beneficerà della copertura. Per poter consolidare man mano i guadagni realizzati si deve spostare lo “stop loss” sempre più in basso, permettendo comunque di realizzare un guadagno sicuro dalla suddetta operazione allo scoperto. Ovviamente, se viene colpito lo stop, si chiude automaticamente l’operazione di copertura. Se la fase di ribasso dovesse continuare, lo stop loss scenderà ulteriormente fino a che si pensa che le quotazioni abbiano raggiunto un’area di supporto importante. Il guadagno che scaturisce dall’operazione di copertura verrà dato dalla differenza tra ricavo proveniente dalla vendita degli ETF all’inizio dell’operazione di copertura e costo per il successivo riacquisto.

Opportunità diverse, diversi guadagni: a voi la scelta.

Tutti gli utilizzi sopra descritti consentono di conseguire guadagni più interessanti della semplice replica assicurata dallo strumento finanziario. L’entità di tali guadagni, com’è ovvio, dipende dalla resa delle specifiche operazioni messe in campo. In ogni caso, per ottenere dei guadagni con l’investimento in ETF si devono seguire le medesime regole che valgono per tutti gli altri strumenti finanziari. Per essere in grado di scegliere opportunamente i fondi passivi su cui impegnare il proprio capitale, si devono possedere alcune competenze di analisi tecnica, di analisi fondamentale, e dedicarsi a studiare con costanza e attenzione le notizie finanziarie ed economiche. O meglio ancora, affidarsi a consulenti in grado di supportarvi nella scelta e nella gestione dell’investimento.

Condividi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *