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La differenza tra ETF e fondi comuni

Fondi e etf

Per chi ha intenzione di investire in borsa senza transitare da piattaforme di trading online, esistono due diverse tipologie di strumenti finanziari: i fondi comuni di investimento e gli Exchange Traded Fund (ETF).

Per chi pensa di investire in ETF è importante comprendere la differenza tra i due strumenti finanziari. I due strumenti, infatti, non hanno soltanto delle caratteristiche tecniche diverse, ma si adattano anche a profili differenti di investitori, pertanto è necessario valutare con attenzione le specifiche dell’investimento quando si tratta di scegliere tra i due strumenti alternativi.
Pur essendo entrambi dei panieri di titoli, gli ETF e i fondi comuni presentano difatti diversi aspetti su cui i due strumenti divergono. Vediamo quali.

1. La gestione del patrimonio.

La prima differenza riguarda le metodologie di gestione del patrimonio. I fondi comuni di investimento sono strumenti a gestione attiva, nel senso che la società che li gestisce ha l’obiettivo –e per questo mette in campo le relative strategie- di cercare di realizzare rendimenti dell’investimento superiori al benchmark di riferimento. I fondi comuni tuttavia non hanno garanzie di riuscire a rendere effettivamente ai risparmiatori rendimenti superiori. Infatti talvolta i fondi gestiti hanno performance peggiori di quelle degli ETF che hanno ad oggetto titoli similari.

Invece gli ETF si connotano per la gestione patrimoniale passiva nel senso che, pur essendo anch’essi fondi di investimento con quotazione in borsa, hanno l’obiettivo semplicemente di replicare esattamente il loro benchmark (ovvero indici azionari, obbligazionari o monetari). L’Investimento in ETF indicizzati su benchmark dati, produce quindi rendimenti che tendono a riprodurre abbastanza fedelmente i movimenti dei benchmark.

2. Le modalità di acquisto

La seconda differenza riguarda le modalità di acquisto del servizio finanziario. I fondi comuni, infatti, vengono collocati da una banca o da una società di promotori finanziari e non si possono acquistare direttamente, utilizzando il proprio conto corrente. Inoltre, l’acquisto delle quote non avviene nella stessa giornata della sottoscrizione. Per chi vuole investire in ETF, invece, questi strumenti, essendo quotati in borsa, si possono acquistare in banca, attraverso un proprio conto titoli, con operazioni che hanno luogo nel corso della giornata borsistica. Come appare evidente, chi investe in fondi comuni non deve necessariamente possedere un conto titoli, mentre è necessario averlo, invece, se si intende acquistare ETF.

3. Valore di mercato e quotazioni

I fondi comuni tradizionali non vengono quotati sul mercato borsistico. Inoltre, la partecipazione all’investimento avviene attraverso quote, il cui valore origina dal valore complessivo di raccolta del fondo –che ne costituisce il patrimonio- diviso per il numero degli investitori che hanno aderito al fondo comune. Chi investe può effettuare, in un giorno, soltanto un acquisto oppure una vendita. La quota del fondo (Net asset value, acronimo NAV) ha un valore di mercato rappresentato dal valore di mercato degli asset detenuti dal fondo (al netto delle spese di gestione) diviso il numero delle quote.

Gli ETF, invece, si caratterizzano per essere dei fondi quotati nel mercato regolamentato. La partecipazione per chi vuole investire in ETF è costituita da azioni, pertanto gli ETF vengono trattati in borsa allo stesso modo dei titoli azionari e, come tali, si possono acquistare e vendere ogni giorno in ogni momento, nell’orario di apertura del Mercato ETFplus. La maggioranza degli ETF, analogamente alle azioni, distribuisce dividendi. Per le sue analogie con le azioni, il valore degli ETF viene aggiornato in tempo reale continuamente, sulla base dell’incontro tra domanda e offerta.
Per le caratteristiche sopra indicate, a un investitore orientato al daily trading si suggerisce di utilizzare soltanto gli ETF, mentre per gli investitori di lungo termine (i cd. cassettisti) sono più adatti i fondi comuni.

4. I costi di gestione

Nei fondi comuni i costi di gestione sono superiori a quelli degli ETF, in alcuni casi possono essere anche maggiori di 4 o 5 volte. La differenza nei costi di gestione è da ascriversi principalmente alle esigenze della gestione attiva, che comportano la necessità di una consulenza continua sui mercati ad opera di professionisti, di una selezione attenta dei titoli da inserire in portafogli e un’attività continua di acquisto e vendita di asset, che si traduce in elevati costi di negoziazione. Anche le modalità di collocazione del prodotto tuttavia incide sui costi per gli investitori.
Nel dettaglio, i costi di gestione posti a carico degli investitori sono:
i costi di sottoscrizione (entrata nel fondo);
i costi di gestione (generalmente annui);
i costi di incentivo al gestore (se il rendimento del fondo supera una certa soglia);
le commissioni bancarie per il deposito dei titoli inclusi nel patrimonio del fondo.

Invece gli ETF, non essendo “gestiti”, in quanto si limitano a replicare il benchmark, hanno dei costi sensibilmente inferiori rispetto a quelli dei fondi comuni di investimento. Inoltre, la semplice replica comporta un numero di operazioni di acquisto molto minore rispetto ai fondi comuni, che si traduce in costi di transazione molto più contenuti. Pertanto, per chi vuole investire in ETF le condizioni di ingresso e uscita sono molto favorevoli, non essendovi commissioni di entrata e uscita ma soltanto una commissione totale annua, molto contenuta, a carico degli investitori.

5. Le politiche di distribuzione dei proventi

Nei fondi comuni, nei pochi casi in cui vi siano in portafoglio cedole di titoli, si può spesso scegliere tra il reinvestimento nel fondo oppure la distribuzione. Invece negli ETF tale scelta non esiste, in quanto i dividendi possono esserci o meno. É importante, per chi vuole investire in ETF, comprende che incassare i dividendi comporta, comunque, delle spese d’incasso.

6. L’informazione sui prezzi

La sesta differenza riguarda l’informazione sul prezzo da pagare per entrare nei due tipi di investimento. Difatti, con i fondi comuni non si conosce mai il prezzo a cui si acquisteranno le quote del fondo, perché l’ordine di acquisto precede il momento in cui viene stabilito il valore della quota.

Invece il prezzo dell’ETF è noto già prima di emettere l’ordine d’acquisto, è sufficiente infatti che chi vuole investire in ETF apra il book del suo conto online.

7. Le tipologie di titoli in portafoglio

I due strumenti hanno comportamenti differenti in merito alle tipologie di titoli su cui investono. Mentre i fondi comuni, infatti, detengono un portafoglio contenenti titoli, in genere azioni e obbligazioni, relativi ai mercati su cui investono, gli EFT investono in asset riferiti al benchmark solo se si tratta di ETF a replica fisica, ma non si comportano allo stesso modo nel caso degli ETF a replica sintetica.

Difatti, nella seconda ipotesi, ovvero gli ETF a replica sintetica, gli ETF possono avere in portafoglio qualunque tipologia di asset, anche non collegato al mercato di riferimento. In questo caso, infatti, l’andamento allineato al mercato di riferimento viene garantito da un contratto derivato, stipulato tra l’ETF e un istituto bancario.
Queste sono, in sostanza, le differenze esistenti tra i fondi comuni d’investimento e gli ETF.

Appare evidente che, chi deve orientarsi tra l’ investire in ETF oppure in fondi comuni deve attentamente vagliare tutte le caratteristiche dei due strumenti per valutare i costi in ragione dell’entità del proprio investimento e per identificare lo strumento più adeguato al proprio sentire, ovvero alla propria personale propensione al rischio e ai propri bisogni di sicurezza.

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