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La composizione degli ETF

ETF

Investire in ETF vuol dire acquisire panieri di titoli aventi una gestione passiva, in quanto gli ETF replicano la composizione e i pesi dei titoli contenuti in un particolare indice benchmark, cioè un indice di mercato, che può essere settoriale, geografico, azionario, obbligazionario, monetario.

I sottostanti degli ETF, quindi, sono indici di mercato, che gli ETF replicano nella struttura, con l’intento di seguirne anche il rendimento. Il rendimento dell’ETF, difatti, è molto prossimo al rendimento dell’indice sottostante. Ad esempio, se l’indice FTSE MIB si rivaluta del 2%, un ETF collegato al FTSE MIB mostrerà un analogo apprezzamento.

Gli indici che possono essere replicati dagli ETF sono una grande varietà, ascrivibili alle seguenti categorie:

  • indici azionari relativi a specifici paesi ed aree geografiche (ad esempio Italia, Francia, Germania, Svizzera, Gran Bretagna, Stati Uniti, Canada, ecc.);
  • indici azionari relativi ai paesi cd. emergenti (Russia, India, Cina, Brasile, Turchia, Corea, ecc.);
  • indici azionari di carattere settoriale (automotive, telecomunicazioni, tecnologie, energia, utilities, banche, servizi finanziari ecc);
  • indici azionari “style” (ad esempio mid e small cap, select dividend, value, growth);
  • indici obbligazionari (contenenti titoli di stato in euro, sterline, dollari, obbligazioni di aziende dell’area euro e fuori area euro);
  • indici di private equity e società immobiliari;
  • indici di materie prime.Gli indici azionari si diversificano soprattutto per i settori e la territorialità di riferimento (nazioni, continenti).

Gli indici obbligazionari, invece, si articolano in diversi sottogruppi rilevanti, ovvero:

  • indici aggregati (tipologie di titoli di Stato, obbligazioni);
  • indici governativi (dedicati in via esclusiva ai titoli di Stato e ulteriormente suddivisi per diverse aree geografiche o scadenze temporali);
  • indici cd. corporate, emessi da aziende private e che, per volumi d’investimento, rappresentano, dopo i titoli di stato, i secondi indici in ordine di rilevanza. Prevalentemente, contengono titoli emessi da società industriali o appartenenti al settore delle “public utilities”, in particolare emessi dalle aziende che mostrano livelli più alti di liquidità. Le aziende del settore finanziario, invece, vengono escluse dal calcolo dell’indice, soprattutto in momenti caratterizzati da incertezza e rischiosità dell’intero sistema economico, in modo da non replicare, attraverso gli investimenti in ETF, le medesime situazioni di instabilità delle istituzioni finanziarie di base.
  • indici covered bond che, invece, si basano su una logica contraria rispetto agli indici corporate, in quanto fondati appositamente sulla copertura fornita da organismi di carattere finanziario che garantiscono, sul mercato, le emissioni da parte di società caratterizzate da rating medi o bassi.
  • indici “inflation linked”, contenenti obbligazioni correlate al trend dell’inflazione, che assicurano un rendimento reale positivo in relazione all’andamento dei prezzi;
  • indici “high yield”, contenenti obbligazioni dai rischi e rendimenti più elevati, contrassegnati da rating più bassi rispetto al livello degli investimenti;
  • indici “Emerging Markets Bond”, che hanno per oggetto emissioni provenienti da economie emergenti, espresse in valuta del posto o convertita in divise “forti”.

Gli ETF che hanno come sottostante titoli di Stato di durata varia, relativi a paesi diversi, mostrano una buona rappresentatività dell’andamento del relativo mercato a chi intende investire in ETF. In quanto panieri di assett omogenei, gli ETF obbligazionari hanno una composizione diversificata con una diversa percentuale per ciascun tipo di investimento. Ciascun indice mostra le medesime caratteristiche degli assett che ne fanno parte.
Pertanto, i panieri di titoli di Stato, analogamente ai titoli che lo compongono, presentano un rendimento, una scadenza, una cedola, una durata e un rating. Dalle dinamiche di tali elementi originano le variazioni del valore dell’indice sottostante, sulle quali è bene si informi chi intende investire in ETF, attraverso i siti web di Borsa italiana e delle società emittenti.
Nel caso di alcuni indici obbligazionari, ad esempio quelli contenenti titoli di paesi sviluppati e mercati emergenti, la numerosità dei titoli è talmente elevata che le repliche sono di carattere parziale (o sintetico). Un esempio di tal genere è l’indice Barclays Capital Global Aggregate Bond, che contiene ben 12.000 obbligazioni, su 5 continenti.

ETF Smart Beta.

Negli ultimi anni si sta affermando una nuova tipologia di ETF, denominata “Advanced beta” o “Smart beta” , un segmento di mercato che sta crescendo a ritmi molto sostenuti. Si tratta di ETF replicanti indici che si fondano su criteri di ponderazione differenti da quelli consueti, basati sulla capitalizzazione di mercato data dal prezzo di borsa per il numero delle azioni in circolazione.
Gli indici di capitalizzazione si concentrano sugli asset che mostrano una capitalizzazione più elevata e appaiono più liquidi.

I sostenitori degli indici Smart beta ritengono che tali indici di capitalizzazione abbiano l’inconveniente di sovra-pesare i titoli sopravvalutati e, al contrario, sotto-pesare i titoli sottovalutati. Pertanto negli indici Smart beta vengono utilizzati criteri di ponderazione diversi, che, ad esempio, pesano gli asset sulla base di indicatori di bilancio o relativi ai dividendi in quanto si ritiene questi forniscano, nel tempo, risultati migliori degli indici di capitalizzazione .
L’utilizzo di tali ponderazioni, tuttavia, potrebbe esporre il paniere di titoli a una serie di fattori sistematici di rischio, aumentando l’esposizione delle azioni dalla bassa capitalizzazione (le cd. small cap) e risultando efficiente soltanto in alcune condizioni di mercato.
Gli indici Smart beta pertanto non si pongono come alternativa ai classici indici a capitalizzazione, ma vogliono rappresentare piuttosto una possibilità complementare agli indici correnti, consentendo nuove strategie per chi vuole investire in ETF e una misurazione più precisa rispetto a esposizione al mercato, ai fattori di rischio e a metodologie di ponderazione del portafoglio.
Per la grande quantità di indici, spesso simili tra loro, presenti sui mercati, in particolare su quello europeo, si suggerisce ai risparmiatori, prima di investire in ETF, di procedere a un’attenta analisi degli indici benchmark e degli ETF ad essi riferiti, consultando le schede anagrafiche degli ETF per verificarne la composizione e i primi dieci titoli dell’indice di riferimento.

Principali produttori mondiali di Indici.

Per concludere, segnaliamo alcuni produttori mondiali di indici.
Tra i maggiori produttori di indici mondiali replicati da ETF quotati in Borsa Italiana troviamo:

  • Barclays Capital Indicies, insieme di indici obbligazionari, replicati da circa 21 ETF, che si riferiscono a varie tipologie di prodotto, aree geografiche e scadenze temporali;
  • Markit IBoxx, produttrice di circa 1400 indici, presente sul mercato borsistico italiano attraverso 51 ETF quotati;
  • Standard & Poors, celeberrima società di certificazione di rating aziendali e fornitrice di indici che includono tutti i possibili asset di ogni regione del pianeta;
  • Dow Jones Indexes, produttrice di moltissimi indici europei e statunitensi, utilizzati da strumenti quali ETF, fondi comuni, opzioni, future, warrant e prodotti strutturati;
  • Morgan Stanley Capital International, colosso leader nella fornitura di indici azionari, REIT e hedge fund (si stimano in più di 3 trilioni di USD gli assett sottostanti i suoi benchmark);
  • STOXX Limited, prima società in Europa per la fornitura di indici per ETF, prodotti derivati e strutturati;
  • JP Morgan, che sul mercato ETF di Borsa Italiana ha un unico ETF emesso da Ishares;
  • Euromts, produttrice di indici alternativi Macro-Weighted, strutturati sulla qualità dell’emittente (misurata su indicatori di investimento e di gestione patrimoniale), presente in 25 ETF quotati.
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