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ETF, come funziona la gestione passiva

ETF

Gli ETF: lineamenti e caratteristiche gestionali.

Per spiegare la gestione passiva degli ETF è opportuno partire da alcune precisazioni sul carattere di questo strumento. Come già altri strumenti finanziari, anche gli Exchange Traded Fund (acronimo ETF) permettono ai piccoli risparmiatori di accedere all’investimento in borsa in maniera semplice e con investimenti relativamente contenuti. Questo strumento finanziario è nato negli Stati Uniti negli anni ’70 dello scorso secolo, riscuotendo subito un certo successo di pubblico. In Italia invece gli ETF hanno debuttato nel mercato telematico dei fondi nel settembre 2002.
Tecnicamente gli ETF sono fondi quotati sui mercati borsistici, contenenti titoli secondo una logica di paniere rappresentativo, in quanto replicano esattamente la composizione e i pesi di indici specifici, che possono essere di vario tipo: azionari, obbligazionari, settoriali, del mercato immobiliare ecc.
In sostanza, investire in ETF corrisponde a puntare su un particolare mercato e/o su una situazione specifica. Ricordiamo difatti che un indice rende conto della situazione finanziaria relativa ad un’economia (se relativo a un paese) o a un settore (se settoriale), o ancora a un’area geografica (sia maggiore che minore di un singolo paese), ecc. Ad esempio, l’ETF denominato S&P500 ha in portafoglio i 500 titoli azionari Standard & Poor della borsa statunitense, mentre l’ETF NASDAQ-100 contiene i 100 titoli del corrispondente indice, l’ETF MIBTEL 30 invece contiene i 30 principali titoli dell’indice MIBTEL 30 e così via.
Va notato che, mentre i tradizionali fondi comuni sono panieri di titoli dalla gestione attiva, il cui obiettivo è la realizzazione di un rendimento (performance) superiore al benchmark, gli ETF sono invece dei fondi passivi, il cui obiettivo è la replica fedele dell’andamento di uno specifico indice. Tecnicamente si dice che gli ETF rappresentano fondi aperti indicizzati, negoziati in borsa, a gestione passiva.
Gli ETF si caratterizzano difatti per la gestione completamente passiva, diversa dalla gestione attiva tipica dei fondi comuni di investimento. Mentre in questi ultimi il gestore ricerca i titoli dalle performance maggiori, diversificando autonomamente l’investimento tra asset diversi, negli ETF il solo obiettivo del gestore è riprodurre con esattezza l’indice di riferimento (benchmark), senza sforzarsi di superare le performance dello stesso. La replica riguarda sia i rendimenti che i rischi. Negli ETF il gestore si limita ad acquistare i medesimi titoli inseriti nell’indice in questione, nello stesso peso percentuale. Quindi non vi sono procedure di selezione riguardanti i possibili titoli da mettere in portafoglio, perché la composizione di un ETF non cambia molto nel tempo, ma varia soltanto al variare della composizione dell’indice di riferimento.

I costi della gestione passiva.

Questa modalità di gestione dell’investimento, ormai sempre più in voga come sottolineato da un recente articolo di Funds People, non prevede la presenza di ricercatori e analisti che debbano, attraverso le loro analisi, consentire di battere l’indice, pertanto il costo di gestione è molto più contenuto rispetto a quello dei fondi comuni tradizionali.
Le modalità tipiche della gestione passiva sono dunque il motivo fondamentale per cui gli ETF hanno costi molto più contenuti rispetto ai tradizionali fondi comuni. Difatti, la gestione attiva di un fondo attivo costa circa otto volte di più di quella di un fondo passivo a causa degli alti costi di ricerca e di gestione. Nella gestione attiva, inoltre, il gestore deve sistematicamente acquistare e vendere titoli, effettuando un elevato numero di operazioni con alti costi di commissione delle stesse. Ancora, deve pagare le imposte su eventuali profitti originati da tali operazioni. Gli aggravi delle operazioni della gestione attiva sono stimati in media, come incidenza sul rendimento finale dell’investimento, tra il 2 e il 9%.
Invece investire in ETF dalla gestione totalmente passiva ha per il gestore costi molto ridotti per il numero esiguo di operazioni di acquisto dei titoli. Se vi è una diversificazione ottimale, inoltre, le spese gestionali hanno un’incidenza molto limitata, a tutto vantaggio dei costi che gli investitori in ETF devono sostenere.
I risparmi di costo sono dovuti anche a minori adempimenti burocratici e a ridotti tempi sia di sottoscrizione che di rimborso dell’investimento in ETF.

I costi di gestione degli ETF per i risparmiatori.

Gli ETF non hanno spese di commissioni per l’entrata e l’uscita, né commissioni di performance. Al posto delle normali commissioni di entrata e uscita che gravano, invece, sugli investitori in fondi comuni di tipo tradizionale, vi sono tuttavia delle commissioni di intermediazione, differenti per ciascuna banca e anche per ciascun cliente, che sono approssimativamente dello 0,50% (nell’ordine di 0,15%-0,60%, a differenza dei classici fondi comuni dove il range di tali commissioni è 1,5%- 2,5%). Per gli ETF non esistono commissioni di performance che, invece, sono presenti in qualche fondo comune.
Vanno considerati, infine, le normali spese di negoziazione dovute alla banca o al broker per l’acquisto/vendita degli ETF sul mercato. In ogni caso negli ulti anni sono nati servizi innovativi di consulenza finanziaria come i roboadvisor (in Italia al momento ne esiste solo uno, MoneyFarm), che offrono a costi decisamente ridotti consulenza, piattaforma online per gli investimenti e ribilanciamento periodico del portafoglio.

Un importante vantaggio della gestione passiva: l’investimento azionario.

Per le sue caratteristiche di paniere di titoli, l’ETF consente di acquistare azioni di società quotate con un rischio sensibilmente minore di quello correlato all’acquisto diretto delle azioni delle stesse aziende. Ciò rende indubbiamente vantaggioso questo tipo di investimento non solo per i piccoli risparmiatori, ma anche per molti investitori istituzionali, che possono beneficiare delle fasi di rialzo delle azioni a fronte di un rischio minore. Difatti, attraverso un investimento in ETF si acquisiscono azioni di un numero molto maggiore di aziende rispetto a quelle che si potrebbero raggiungere con un investimento diretto, ottenendo un grado di diversificazione estremamente elevato a costi ridottissimi.
Per quanto riguarda il grande pubblico, infine, investire in ETF consente di arrivare a titoli azionari non altrimenti accessibili in quanto normalmente non disponibili sul mercato in ridotte quantità per l’acquisto diretto.

Considerazioni utili per investire in ETF.

Malgrado la gestione passiva presenti indubbi profili di trasparenza e semplicità, non altrettanto semplice appare, per i risparmiatori, l’individuazione di strumenti passivi su cui investire. Per chi vuole investire in ETF, in sostanza, analogamente a quando si effettua un investimento in titoli, non è facile scegliere tra gli ETF che replicano, ad esempio, gli indici Ftse 100 o Ftse All Share. Appare opportuno, pertanto, in particolare per i piccoli risparmiatori che intendano investire in ETF, rivolgersi ai consulenti bancari o acquisire informazioni su qualche report apposito, come, ad esempio, le pubblicazioni periodiche in materia realizzate dalle riviste finanziarie. Un dato di cui chi vuole investire in ETF dovrebbe acquisire per i prodotti da comparare è il c.d. “tracking error”, ovvero lo scostamento tra il rendimento dell’indice e il rendimento dell’ETF corrispondente. Naturalmente, più basso è il valore del tracking error, migliore sarà il risultato conseguito dal gestore.
Ad ogni modo, l’identificazione del prodotto più idoneo deve tenere conto dei bisogni di ciascun investitore piuttosto che dal tipo di titoli contenuti nei fondi. In particolare, chi vuole investire in ETF deve vagliare attentamente quale potrebbe essere per lui il miglior mix di sicurezza e propensione al rischio. Per coloro che intendono non accontentarsi soltanto della replica del rendimento di un indice, difatti, esistono degli ETF particolari, detti “strutturati”, che permettono di ottenere qualcosa in più del mero rendimento dell’indice effettuando alcune particolari strategie di investimento, ad esempio prendendo posizione in un mercato per mezzo di un effetto leva o scommettendo sui ribassi (con o senza leva).
Gli ETF strutturati vanno sempre più diffondendosi sul mercato strumenti in quanto, nell’ambito di una gestione comunque passiva, si caratterizzano per l’approccio attivo che si basa su metodologie di tipo “smart” o “strategic beta”, in riferimento a benchmark che non sono quelli tradizionali. Ciò con la finalità di ottenere un rendimento superiore o di contenere il rischio (o entrambi). Questi ETF rappresentano un compromesso tra i prodotti finanziari puramente passivi e quelli puramente attivi, che mantengono degli ETF classici le qualità di trasparenza e di basso costo.

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