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Come fare trading con gli ETF

Trading ETF

Gli ETF per le basse commissioni poste a carico degli investitori, che ne fanno in assoluto gli strumenti finanziari dai costi più bassi sul mercato, si prestano particolarmente alle attività di trading, che permettono di ricavare proventi più elevati. Tuttavia il trading, se da un lato può fruttare rendimenti più interessanti, dall’altro implica anche dei rischi. Detti rischi fanno capo a due tipologie, che sono le stesse che caratterizzano altri strumenti finanziari.

I rischi del trading in ETF: due tipologie  confronto.

I rischi del trading in ETF sono suddivisi in due categorie: rischi specifici e rischi sistematici.

Si definiscono rischi specifici quelli correlati al particolare strumento finanziario, e si possono limitare attraverso adeguati accorgimenti o strategie.

I rischi sistematici, invece, sono dipendenti dal mercato (es. trend, tassi d’interesse, dichiarazioni rese dai market mover, ecc.).
Operare nel trading di ETF è relativamente più semplice per i neofiti, che ancora non hanno l’esperienza per effettuare operazioni di trading più complesse. Attraverso gli ETF si possono eseguire operazioni di trading e investire in ETF direttamente, in un settore industriale o geografico specifico, oppure un indice di riferimento, o un paniere di titoli (azioni) ed anche materie prime (quali metalli preziosi e industriali, prodotti dell’agricoltura, dell’energia ecc.) senza utilizzare strumenti derivati che richiedono strategie molto più complesse.
Un altro fattore che rende gli ETF adatti al trading è che questi ultimi sono simili alle azioni quotate, in quanto vengono negoziate in tempo reale sul mercato regolamentato.

Tuttavia, poiché gli ETF presentano delle commissioni di negoziazione, bisogna fare attenzione nel trading affinché tali costi non abbiano un impatto eccessivo se si effettuano numerose transazioni oppure che la fee che l’intermediario applicata non sia troppo elevata.

Accorgimenti utili.

Chi intende investire in ETF attraverso le attività di trading deve però seguire alcuni accorgimenti, che riportiamo qui di seguito.
1. Non eseguire ordini vicino ad apertura e chiusura dei mercati
Questo suggerimento è motivato dal fatto che in prossimità dell’apertura del mercato il prezzo degli ETF può subire l’influenza del differenziale (positivo o negativo) tra il valore registrato alla chiusura della precedente giornata borsistica e il valore del patrimonio netto (il Net asset value – NAV), che può indurre variazioni delle attività sottostanti in direzione opposta. Tale differenza può protrarsi per un lasso di tempo variabile, e può essere particolarmente marcata nel caso di ETF specializzati su mercati esteri, aventi un diverso fuso orario. Si tenga presenta che al mattino le variazioni dei valori di prezzo degli ETF condizionano anche i prezzi dei titoli dell’indice sottostante nelle prime ore di apertura del mercato.
In vicinanza della chiusura del mercato, invece, i market maker tendono a effettuare strategie di copertura sulle posizioni correnti. Ciò accentua la volatilità degli ETF provocando, frequentemente, cambiamenti bruschi nei prezzi e allargando lo spread tra la domanda e l’offerta.

2. Selezionare ETF che hanno una certa liquidità
É preferibile, per chi intende investire in ETF, selezionare, se possibile, ETF dotati di uno spread bid-ask non troppo elevato e che mostrino un volume di scambi consistente. A tali condizioni, difatti, aumentano le probabilità che l’ordine venga eseguito con rapidità e con un differenziale di prezzo contenuto.

3. Porre dei limiti nell’ordine
Quando si verifica un’elevata differenza tra domanda e offerta, è bene porre un limite all’ordine in merito al prezzo che si è pronti a pagare. É preferibile anche aspettare che il mercato si muova prima di inoltrare ordini.
Gli ordini di mercato eseguiti immediatamente, al miglior prezzo del momento, sono ideali per ETF dalla grande liquidità e dagli spread contenuti.

4. Attenzione alla volatilità
Può accadere che, nelle giornate in cui la volatilità è particolarmente elevata i movimenti dei prezzi degli asset sottostanti possano distanziare in maniera temporanea il Nav dal proprio bid-ask spread (ovvero la differenza tra prezzo di vendita più basso e quello di acquisto più alto), provocando un possibile aumento del gap.

5. Porre una soglia minima alle perdite
Per evitare perdite è importante mettere una soglia minima, che automaticamente entra in funzione se il prezzo di un ETF dovesse scendere al di sotto di un valore predeterminato (stop-loss). Il tipo di stop-loss più comunemente utilizzato è la fissazione di un prezzo di vendita per contenere le eventuali perdite. Con lo stop loss denominato “trailing stop loss” si può aumentare il prezzo soglia al crescere del valore dell’ETF. L’utilizzo di questa soglia consente di ottenere una protezione senza subire la perdita dei profitti realizzati tuttavia, in presenza di alta volatilità ciò può causare problemi. In particolare, uno stop loss “stretto” può far liquidare la posizione in anticipo, con la perdita di eventuali rialzi mentre, al contrario, uno stop loss troppo ampio può far rischiare forti perdite. Pertanto, si consiglia di utilizzare lo stop-loss soltanto nel breve periodo.

6. Fare le operazioni quando il mercato dei sottostanti è aperto
Quando si eseguono operazioni di trading con ETF che hanno in portafoglio asset esteri, soprattutto quelli di paesi fuori del continente europeo, è preferibile eseguire le relative transazioni soltanto negli orari in cui il mercato borsistico del sottostante è aperto. Pertanto chi vuole investire in ETF deve controllare sempre gli orari dei mercati dei sottostanti, in particolare quelli in cui si trattano le materie prime.

7. Utilizzare gli Etf a leva con cautela
Caratteristica degli ETF a leva è di amplificare tutti i movimenti dei prezzi, pertanto per chi intende investire in ETF è ancora più stringente la necessità di un’esecuzione dell’ordine efficiente.
In quanto strutturati per replicare il trend giornaliero di un indice o di uno specifico contratto a termine, se si mantengono gli ETF a leva a lungo, si incorre in un allontanamento dal benchmark. Per mantenere la giusta esposizione, quindi, è necessario ribilanciare con frequenza, con il relativo aggravio di costi.

8. Tenere sotto controllo il numero dei market maker
Poiché i market maker producono liquidità e contribuiscono a tenere i prezzi della domanda e dell’offerta prossimi al Nav degli ETF, più alto sarà il numero dei market maker, più favorevoli saranno le condizioni sul mercato. Per conoscere la consistenza numerica dei market maker, a chi si accinge a investire in ETF si consiglia di consultare i siti web delle società emittenti, oppure degli intermediari o dei circuiti di negoziazione.

9. Controllare i costi di transazione
Il pagamento di eccessive commissioni di brokeraggio danneggia fortemente il trading. Pertanto, gli investitori devono sempre calcolare le commissioni sia prima dell’acquisto che prima della vendita. Tali costi incidono particolarmente in presenza di una pluralità di scambi con piccoli importi. Ad ogni modo, nell’investire in ETF si tenga presente che i costi di intermediazione sono notevolmente variabili, in funzione del valore degli scambi e della loro frequenza.

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